Scambio di azioni BEA-CEM: il notaio ha detto no

A leggere il recente comunicato congiunto di BEA e CEM sembrerebbe che il progetto di fusione stia andando a gonfie vele.

Come ho voluto precisare nell’ultimo consiglio comunale, la realtà è molto diversa.

Per prima cosa ricordiamo che la fase 1 del programma, ossia scambio di azioni che avrebbe dovuto realizzare una sorta di fidanzamento entro il 31.12.2014, è fallita miseramente nel corso dell’assemblea dei soci di CEM, lo scorso 18 dicembre, quando il notaio Vittorio Meda ha fatto presente che tale operazione avrebbe violato l’art. 2360 del codice civile: pertanto lo scambio è stato stralciato dalla delibera. Tutto liscio, invece, nel corso dell’assemblea dei soci di BEA che, nella stessa data, ha approvato a maggioranza senza il minimo dubbio in merito alla legittimità dell’operazione.

Il 20 gennaio, su richiesta di CEM, il parere legale dello studio C M S ha confermato il divieto di realizzare lo scambio di azioni, precisando che lo stesso sarebbe stato sanzionato non solo con la nullità ma anche penalmente, secondo quanto stabilito dall’articolo 2632 del codice civile.

Dopo la fatica fatta nei consigli comunali, grazie anche alla forte opposizione del M5S, e la figuraccia rimediata il 18 dicembre, i vertici di BEA e CEM non hanno alcuna intenzione di tornare nei consigli comunali per approvare un percorso alternativo tra quelli suggeriti nel parere legale: è decisamente più comodo, per loro, sostenere che “lo scambio di azioni reciproco era un elemento accessorio e non fondamentale per procedere su questo percorso. Sono da considerare legittimi, dunque, gli atti adottati fino a questo momento e prosegue il percorso di collaborazione.”

Peccato che la logica secondo la quale il piano era stato ideato e presentato, logica che risulta dall’Accordo Quadro e dalla Relazione Illustrativa, fosse esattamente contraria:

– primo e fondamentale sarebbe stato lo scambio di azioni, entro il 31.12.2014, tant’è vero che le richieste di rinvio da parte di alcuni Comuni non sono nemmeno state prese in considerazione.

– poi, “eventuale” fusione entro il 31.12.2016.

Non c’era proprio nulla di accessorio nello scambio di azioni, scambio che invece sarebbe stato il primo passo fondamentale e necessario per realizzare da subito la collaborazione tra le società. Come evidenziato a pagina 16 della Relazione Illustrativa, avrebbe permesso a tutti i comuni di poter ricevere servizi da entrambe le società tramite affidamento diretto (senza gara), obiettivo che noi riteniamo principale ed essenziale di tutta l’operazione: in particolare, i rifiuti da incenerire provenienti dai comuni CEM sarebbero stati facilmente dirottati dall’inceneritore di Trezzo a quello di Desio (BEA).

relazione_pag-16
Insomma, dopo aver sottoposto ai soci una delibera contraria a una norma imperativa del codice civile e perfino sanzionata penalmente, come se niente fosse i signori di BEA e di CEM girano la frittata e si ritengono autorizzati ad elaborare un nuovo e diverso piano di azione.

Come dire: “Cari Comuni, ci siamo fatti dare un mandato per fare una cosa illegale, ma non preoccupatevi, va tutto benissimo, non veniamo a chiedervi un nuovo mandato per fare qualcosa di corretto: c’inventiamo qualcos’altro per conto nostro tenendo buono il mandato che ci avete già dato.”

Come no! Fate pure come a casa vostra…
(Paolo Di Carlo)

Potrebbero interessarti anche...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
Vai alla barra degli strumenti