Per il commercio a Desio non c’è niente in programma

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Nuova giunta a Desio, nuovo assessore al commercio. Quando abbiamo saputo che il Sindaco aveva tenuto per sé la delega al commercio abbiamo pensato a una svolta: finalmente si sarebbe fatto qualcosa per un’attività che se opportunamente rilanciata farebbe da traino a tutta la città.

Intanto siamo andati a guardare i numeri, perché quelli sono scritti nero su bianco, non sono un’opinione politica.
I numeri sul Documento Unico di Programmazione dicono che le attività di “commercio fisso” a settembre 2015 erano 443, mentre a settembre 2016 sono calate a 363: ottanta in meno.

La cosa non ci stupisce, ma solo perché ci guardiamo intorno e si vede anche a occhio nudo che sono più i negozi che chiudono rispetto a quelli che aprono. Sarà la crisi? Anche, ma proprio per questo bisognerebbe dedicare un’attenzione speciale a questo comparto economico.

Per esempio, da un comunicato stampa del Comune di Lissone apprendiamo che l’amministrazione dei nostri vicini ha avviato un’attività di ricognizione e studio delle attività produttive del proprio territorio con la finalità di “identificazione dell’eventuale presenza di richiesta di servizi per la collettività o per specifiche attività economiche locali che possano potenziare le capacità del territorio comunale di attirare e sostenere lo sviluppo delle attività produttive, in specie quelle più innovative e a maggiore valore aggiunto.”

Come vedete non si tratta di “politica” perché Lissone è amministrata dallo stesso partito che sta in sella a Desio da quasi sei anni. Le cose c’è chi le fa e chi no.

E il sindaco di Desio non le fa. Se andate a leggere il suo programma per il commercio, a pag. 156 del DUP (Documento Unico di Programmazione) 2017/2019 trovate poche righe dedicate all’argomento, dove si parla solo di “riqualificazione del centro storico”, come se il commercio a Desio esistesse solo in centro e come se non sapessimo che “riqualificare il centro” significa dipendere dalla costruzione di metrotranvia, se mai sarà costruita, e che l’amministrazione non ci può fare proprio niente; “riammodernamento dell’asse centrale del commercio”, che è un po’ la ripetizione del primo punto; “animazione del centro città” che non è un’attività inerente al commercio ma più alla cultura e agli eventi; “costruzione di una piattaforma digitale dedicata al commercio”, che non si sa cosa sia, perché quando abbiamo interrogato il Sindaco in proposito non ci ha saputo spiegare esattamente di cosa si trattava, poteva essere una pagina Facebook o qualsiasi altra cosa. Evidentemente chi ha scritto il programma non l’aveva informato.

Intanto i negozi chiudono per colpa della crisi, i bar chiudono per schiamazzi e Piazza Don Giussani resta vuota come le sue vetrine, perché quello non è mica “il centro”.

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