La gestione rifiuti di Corti: quanti soldi bruciati!

Da anni ormai il Movimento 5 Stelle contesta la politica ambigua di Corti nella gestione dei rifiuti e nei rapporti con BEA, la società partecipata che gestisce l’inceneritore di Desio.
Se a parole si è sempre sentito parlare di superamento dell’inceneritore, nei fatti il Sindaco ha dimostrato di voler continuare il più possibile a bruciare i rifiuti nel forno di BEA.
Questo tira e molla da parte di Corti è iniziato nel 2013, quando votò contro il piano industriale di BEA che prevedeva un radicale e costosissimo ammodernamento dell’impianto. I Comuni soci, da parte loro, avrebbero ripagato gli enormi investimenti garantendo un flusso sicuro di rifiuti per vent’anni, in aperta contraddizione con le strategie per la riduzione dei rifiuti.
Il Comune di Desio giustamente rifiutò di sottoscrivere il nuovo contratto ventennale ma di fatto continuò a mandare i rifiuti a BEA, nonostante l’ultimo contratto di servizio fosse scaduto nel 2012.

Ciò significa che dal 2013 a oggi il Comune manda i suoi rifiuti a BEA senza un contratto e senza i presupposti di legge per poterne stipulare uno nuovo.
Non solo: in questi anni, uno studio della Scuola Agraria del Parco di Monza, commissionato dal Comune, ha dimostrato che i desiani pagano a BEA tariffe nettamente superiori a quelle di mercato.

Dunque non si capisce perché Corti dal 2013 a oggi abbia continuato a far smaltire i rifiuti a BEA. Perché prorogare una situazione irregolare, senza contratto e senza nemmeno una convenienza economica per i cittadini di Desio? 
Eppure sarebbe bastato indire una gara pubblica per i servizi di smaltimento e recupero dei rifiuti urbani. Esattamente come ha fatto il Comune di Seveso, risparmiando circa 80 mila euro l’anno rispetto ai costi praticati da BEA ai comuni soci. 

Lo abbiamo ripetuto più volte, ma è sempre stato come parlare ai sassi; a un certo punto il Movimento 5 Stelle ha deciso di presentare un esposto alla Corte dei Conti su tutti gli affidamenti dei comuni soci a BEA.

Nel frattempo, Corti cosa fa? Decide che BEA deve andare avanti a ricevere rifiuti fino a quando Gelsia, che effettua la raccolta sul territorio, non avrà completato l’iter della gara a doppio oggetto che le permetterà di effettuare anche lo smaltimento dei rifiuti. Peccato che l’iter di Gelsia vada per le lunghe, i mesi diventano anni e i rifiuti desiani continuano ad andare a BEA.
Tutto bene per Corti, lui non ha fretta, ma a un certo punto la situazione si complica.

BEA comunica al Comune di Desio che non potrà continuare a beneficiare delle tariffe riservate ai comuni che hanno il contratto ventennale, ma dovrà pagare di più, allineando le tariffe a quelle che BEA ritiene essere il prezzo di mercato.

Corti non ci sta e per tutta risposta a fine 2017 emana un’ordinanza che impone a BEA di continuare a effettuare il servizio con gli stessi prezzi, cioè “ORDINA in via temporanea e urgente, al fine di evitare grave e irreparabile pregiudizio e danno alla salute pubblica, nonché l’insorgere di inevitabili inconvenienti di natura ambientale e igienico-sanitaria, la prosecuzione del servizio di smaltimento rifiuti – alle condizioni previste per i Comuni soci – sino al 30.04.2018, e comunque sino ad avvenuto perfezionamento della gara a doppio oggetto di Gelsia Ambiente S.r.l.”

L’ordinanza verrà poi replicata alla scadenza, cioè nel mese di aprile 2018.

Considerando che il problema dell’affidamento a BEA è stato serenamente ignorato dal 2013 a oggi non si capisce proprio quale improvvisa emergenza imponga un’ordinanza “in via temporanea e urgente”: anzi, a dire il vero fa proprio ridere!

Intanto l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (a cui è stato presentato l’esposto M5S insieme ad ANAC e alla Corte dei Conti) ci dà ragione ed emette un parere che conferma l’illegittimità dell’affidamento senza i requisiti idonei dello smaltimento rifiuti a BEA.

Inoltre la stessa società BEA presenta ricorso al TAR contro le ordinanze del Comune di Desio. La conseguenza sarà molto probabilmente che i desiani dovranno pagare, oltre alle spese del ricorso in cui il Comune ha poche speranze di prevalere, anche la differenza tra i costi “imposti” a suo tempo da Corti e quelli che secondo BEA avrebbe invece dovuto pagare.

Insomma, oltre al danno della mancata regolarità degli affidamenti, un ulteriore danno economico: costi più alti e spese legali, ovviamente tutto a carico dei cittadini!
Se invece il TAR respingesse il ricorso, rimarrebbe comunque il problema: 6 anni di servizi affidati a BEA senza gara e senza contratto. Solo nel 2017 il Comune ha pagato oltre 1 milione di euro, non briciole, una gara andava fatta! 

Adesso basta: Corti deve finirla di buttare i soldi dei desiani, a palate, nell’inceneritore!

 

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