Cosa dice veramente ANAC sul rinnovo del contratto al gestore della mensa scolastica?

Leggendo gli articoli sui giornali che parlano dell’intervento di ANAC sull’appalto mensa del 2015 abbiamo visto che il Sindaco dà la sua versione personale, affermando che a essere irregolare era il contratto originario del 2005 e lasciando pensare che invece nel 2015, quando il contratto è stato da lui rinnovato per 10 anni, si sia fatto tutto correttamente.


Ma la delibera di ANAC dice altro (qui il testo)

Nelle contestazioni mosse da ANAC all’amministrazione comunale ci sono vari punti, ma in particolare vorremmo farvi notare i seguenti:

– Il fatto che una proroga di 10 anni fosse spropositata per il debito che aveva il Comune nei confronti del gestore e ha determinato la mancanza di concorrenza sull’appalto.

– Il Comune, tra le motivazioni che ha dovuto fornire all’ANAC, ha inserito anche il fatto che il numero di pranzi delle scuole si è ridotto e ha provocato una diminuzione delle entrate. Ma questo, secondo ANAC, è normale e doveva essere previsto nel cosiddetto “rischio di impresa”, cioè qualcosa a cui il gestore sapeva di poter andare incontro. Invece, con il contratto di Corti, è il Comune che si è assunto questo onere, sbagliando.

– ANAC ha concentrato le risultanze istruttorie sulla legittimità della rinegoziazione contrattuale disposta dal Comune di Desio nel 2015, verificando in primis l ’art.8 comma 8 del DL 66/2014* e ritenendo che tale articolo non sia applicabile ai contratti pubblici ai sensi della legge 109/94.
ANAC dunque non si è limitata a segnalare quello che non andava ne contratto del 2005 ma si è concentrata sul rinnovo del 2015, quello stipulato dalla giunta Corti.
Per ANAC questo rinnovo non risponde ai “criteri di ragionevolezza e proporzionalità” e ai “canoni di efficienza ed economicità” che dovrebbero caratterizzare l’operato di una buona amministrazione.

Quindi la soluzione di accordare al concessionario, a ristoro dei mancati guadagni, la proroga della concessione per un periodo decennale, ossia pari a quello dell’originario contratto, è apparsa abnorme sia ai generali principi di concorsualità dei contratti pubblici, sottraendo il servizio al mercato concorrenziale per un tempo eccessivamente lungo, sia rispetto alla stessa convenzione – contratto del 2005 che ammetteva la concessione della proroga per un periodo massimo di 3 anni.

Per quanto riguarda la motivazione del minor numero di pasti nelle scuole, dovuto alla diminuzione dei rientri al pomeriggio decisi dagli istituti scolastici, per ANAC sono stati fatti pesare sui mancati guadagni del gestore in modo esagerato.
Inoltre, come leggiamo nella tabella 1, la diminuzione dei pasti serviti nella scuola media nel periodo di riferimento (-2,95%) è stata quasi integralmente compensata dall’aumento dei pasti in altre scuole.

Il punto fondamentale è quindi che le conclusioni di ANAC che conferma i rilievi che sono stati sollevati fin dall’inizio dell’istruttoria sono chiarissime:

1. Le motivazioni richiamate dal comune di Desio non risultano idonee a giustificare la proroga del contratto per l’Intera durata di un decennio

2. La revisione del contratto di concessione che introduce condizioni più vantaggiose per il concessionario e non all’interesse pubblico non è conforme al disposto dell’art.19 comma 2 bis della legge 109/94 determinando perciò un vulnus ai principi di libera concorrenza, imparzialità e trasparenza dell’azione amministrativa.

Insomma, visto quello che c’è realmente scritto nella delibera di ANAC non ci sembra proprio che Corti possa affermare quello che leggiamo sui giornali, cioè: 
a) che il problema stia nel contratto del 2005
b) che si tratti semplicemente di adeguare il contratto in essere.


E ci chiediamo anche: qualcuno dell’amministrazione ha richiesto un parere alla Corte dei Conti su questa vicenda? Se non è stato richiesto direttamente da ANAC, vorrà dire che lo faremo noi.

Denis Franzini, M5S Desio

 

*Art. 8. Le amministrazioni pubbliche di cui al comma 1, per realizzare l’obiettivo loro assegnato ai sensi dei commi da 4 a 7, sono:

a) autorizzate, a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto, a ridurre gli importi dei contratti in essere aventi ad oggetto acquisto o fornitura di beni e servizi, nella misura del 5 per cento, per tutta la durata residua dei contratti medesimi. Le parti hanno facoltà di rinegoziare il contenuto dei contratti, in funzione della suddetta riduzione. È fatta salva la facoltà del prestatore dei beni e dei servizi di recedere dal contratto entro 30 giorni dalla comunicazione della manifestazione di volontà di operare la riduzione senza alcuna penalità da recesso verso l’amministrazione. Il recesso è comunicato all’Amministrazione e ha effetto decorsi trenta giorni dal ricevimento della relativa comunicazione da parte di quest’ultima. In caso di recesso, le Amministrazioni di cui al comma 1, nelle more dell’espletamento delle procedure per nuovi affidamenti, possono, al fine di assicurare comunque la disponibilità di beni e servizi necessari alla loro attività, stipulare nuovi contratti accedendo a convenzioni-quadro di Consip S.p.A., a quelle di centrali di committenza regionale o tramite affidamento diretto nel rispetto della disciplina europea e nazionale sui contratti pubblici;

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